Se fino a pochi secoli fa le polveri, peraltro nocive, presenti nell’ambiente erano quelle dei vulcani, delle rocce in via d’erosione, delle sabbie e poco altro, oggi si trovano con frequenza e concentrazione crescenti polveri di provenienza industriale. Queste sono molto più aggressive di quelle naturali e l’inquinamento che inducono ad aria, acqua e terreno sta assumendo caratteristiche dannose sempre più difficili da contrastare. Nanodiagnostics effettua rilievi ambientali volti ad individuare la presenza e la qualità delle polveri solide inorganiche.

L’uomo ha sempre convissuto con le polveri solide e inorganiche. Vulcani in attività, rocce che si erodono, sabbia o terra che si solleva, fumo (contenente polveri) dal legno che brucia sono tutte condizioni che accompagnano da sempre l’ambiente in cui viviamo. Conviverci non significa che quel materiale particolato sia innocuo né che la fisiologia umana sia stata capace in qualche modo di adattarvisi: quelle particelle sono capaci d’indurre malattie.

Ma sono le attività industriali o, comunque, quelle legate alla tecnologia ad incidere più profondamente sull’ambiente e, di conseguenza, sulla salute.

Tutte le attività ad alta temperatura, nessuna esclusa, producono polveri, e la loro dimensione è tanto più fine quanto maggiore è la temperatura alla quale sono prodotte. A loro volta, più piccole sono le particelle, maggiore è la loro capacità di penetrare nell’organismo e d’innescarvi patologie.

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Particella a base di Nichel-Zinco trovata in cervello con subpendimoma in paziente esposto ad inquinamento da inceneritore.

 

I motori a combustione interna (traffico automobilistico, aereo e marittimo), gl’impianti di riscaldamento, gl’inceneritori di rifiuti, le centrali elettriche a oli pesanti o a carbone, i cementifici sono in assoluto tra i maggiori produttori di polveri.

Ma anche attività a bassa temperatura o a temperatura ambiente possono formare particelle che si ritrovano poi nell’ambiente. Tra queste qualunque frizione, e un esempio può essere lo sfregamento che avviene nei freni delle automobili tra pastiglia e disco.

Negli ultimi anni i prodotti nanotecnologici, quelli, cioè, che si valgono delle proprietà spesso straordinarie delle nanoparticelle ingegnerizzate, vale a dire progettate e prodotte per assolvere a determinati compiti, stanno diventando una fonte ulteriore d’inquinamento ambientale. A titolo d’esempio, l’argento di dimensioni micro o nano utilizzato in certi filati specie per abbigliamento sportivo da questo, con il tempo, con l’usura e con i lavaggi si stacca per entrare nell’ambiente.

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Detrito a base di Titanio-Antimonio-Cromo trovato in intestino sigma con adenocarcinoma in paziente esposto ad inquinamento da centrale termoelettrica a carbone.

 

Le polveri solide e inorganiche più fini hanno un diametro inferiore al micron (millesimo di millimetro), mentre quelle più grossolane possono arrivare anche a diverse decine di micron. In ambedue i casi, naturalmente con capacità più spiccate per quelle di dimensione più piccola, le particelle galleggiano nell’aria e si spostano su distanze anche di migliaia di chilometri. Basta osservare le fotografie da satellite delle sabbie sahariane, pesanti anche milioni di volte più delle polveri ultrafini, per vedere come queste si sollevino e viaggino per finire poi in tutta Europa e anche sul continente nordamericano.

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Nano- e microparticelle trovate in campione di neve caduta sulla città di Modena a dicembre del 2008.

 

La capacità di restare sospese in atmosfera attribuisce alle polveri caratteristiche sotto diversi aspetti sovrapponibili a quelle dei gas, tra cui l’essere inalate da uomini e animali. Ma, con il tempo, almeno in parte le polveri cadono al suolo e si depositano su frutta, verdura e cereali entrando così, abusivamente, nella nostra dieta. In condizioni particolari, la concentrazione di polveri industriali è talmente elevata da modificare sensibilmente la composizione del terreno, alterandone le possibilità di sfruttamento agricolo. In altri casi si assiste a forme d’inquinamento delle falde acquifere per le particelle che, con la pioggia, riescono a percolarvi.

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Detrito a base di Oro-Nichel trovato in stomaco con adenocarcinoma in paziente esposto ad inquinamento da centrale termoelettrica a carbone.

 

Nemmeno il mare è esente dall’inquinamento da particelle. Queste vi entrano soprattutto con le acque di scarico, con le ricadute atmosferiche e con le grandi quantità di rifiuti che vengono scaricate in acqua.

Un’altra delle caratteristiche di parecchie particelle di nostro interesse è quella di essere di fatto indistruttibili e, dunque, una volta prodotte si è compiuto un passo senza ritorno con quei materiali che non lasceranno più aria, acqua e terreno. Così, anche riducendone la produzione in modo consistente, la qualità dell’ambiente non ha possibilità di migliorare.