È solo da qualche secolo che le polveri di origine antropica costituiscono una presenza importante nell’inquinamento della Terra. Queste sono generate nella maggior parte dei casi da processi industriali e tecnologici a caldo (motori a combustione interna, inceneritori, fonderie, cementifici, centrali a biomasse…). La loro composizione dipende da ciò che viene bruciato e la loro dimensione è tanto più piccola quanto più alta è la temperatura di formazione. Con una tecnica propria di microscopia elettronica Nanodiagnostics effettua analisi su qualunque matrice per individuare la presenza di micro- e nanoparticelle inorganiche.

La polvere solida e inorganica esiste da che esiste il Pianeta più o meno nella forma in cui lo conosciamo oggi. La sua origine naturale è quella delle eruzioni vulcaniche, delle rocce in via d’erosione, della sabbia e della terra che si sollevano, delle ceneri degl’incendi boschivi. Tutte queste particelle, anche se di origine naturale, sono deleterie per la salute e, parzialmente, lo sono per l’ambiente.

Con le sue attività l’uomo ha introdotto e continua ad introdurre quantità crescenti di polveri sempre più varie per costituzione e sempre più piccole per dimensione.

Le polveri di origine antropica provengono in massima parte da processi industriali o tecnologici ad alta temperatura come quelli che avvengono nelle fonderie, negl’inceneritori di rifiuti, nei cementifici, nelle centrali elettriche a carbone o ad oli pesanti e nei motori a combustione interna. Una parte, però, ha origini a freddo. Tra gli esempi possibili le particelle che si staccano per usura dai pneumatici d’automobile o dai freni, oppure quelle provenienti dalla tornitura dei metalli o dall’invecchiamento di asfalti e intonaci.

Recentemente, con la nascita delle nanotecnologie, sono state introdotte in molti oggetti del vivere quotidiano particelle inorganiche fabbricate appositamente in laboratorio e queste, a fine vita, finiranno per forza di cose nell’ambiente.

I caratteri fondamentali che contraddistinguono le particelle sono la loro dimensione, la loro forma e la loro composizione chimica.

Per quanto riguarda le particelle generate a freddo, la loro dimensione è piuttosto varia. Quelle a caldo, invece, sono di regola tanto più piccole quanto più alta è la temperatura di produzione. Per tutte, le misure possono andare da qualche decina di nanometri a qualche decina di micron.

La forma delle polveri nate a freddo è quanto mai differente. Quelle generate da frizione possono assumere un aspetto a spigoli vivi. Caratteristica abbastanza comune delle particelle generate a caldo, invece, è quella di essere sferiche o, comunque, tondeggianti, spesso, specie le più grosse, cave all’interno. Essendo molto fragili, queste ultime tendono a sbriciolarsi, rilasciando, così, frammenti piccolissimi di forma irregolare.

Se la composizione chimica del materiale particolato derivato a freddo è esattamente quello del materiale di provenienza, non così per quello a caldo. Un esempio esplicativo di quanto è il caso è ciò che avviene in un inceneritore di rifiuti urbani. Bruciando, questi subiscono un processo di ossidazione e spessissimo le molecole di cui sono costituiti si spezzano in molecole più piccole o in atomi. Questi frammenti chimicamente semplici si ricombinano tra loro non appena raggiungono una temperatura più fredda e la composizione, spesso in forma di lega, è del tutto casuale. Non è raro, in quei casi, trovare particelle in cui compare anche da più di una dozzina di elementi chimici diversi.

Deve essere chiaro che le nanoparticelle in quanto tali, cioè aggregati atomici o molecolari di dimensioni submicroniche, non vanno demonizzate. Sono le particelle solide, inorganiche e insolubili nell’acqua e nei grassi ad avere una pericolosità certa quando entrano nell’organismo o quando inquinano l’ambiente. Esistono applicazioni mediche e cosmetiche nelle quali le particelle sono costituite di materiali organici (es. lipidi) che non paiono esercitare alcuna azione deleteria nei riguardi dell’ambiente e della salute.