A volte deliberatamente, a volte senza volerlo, micro- e nanoparticelle solide e inorganiche entrano nella composizione di farmaci e cosmetici. Impossibile non allertarsi relativamente agli effetti che quei materiali possono provocare.

Con le proprie tecniche di microscopia elettronica Nanodiagnostics analizza farmaci e cosmetici ed è in grado di verificare materie prime e processi di produzione.

Come accade per gli alimenti, anche per i farmaci e per i cosmetici non esistono regolamentazioni chiare, o spesso non esistono del tutto, per quanto riguarda il loro contenuto di micro- e nanoparticelle solide inorganiche.

Di regola le particelle vengono usate deliberatamente come eccipienti di parecchi medicinali. Talco (silicato idrato di magnesio), bentonite (silicato d’alluminio) e biossido di titanio sono tra gli eccipienti più diffusi in compresse, capsule e, per la bentonite, in sciroppi. Tutte queste sostanze sono sotto forma di particolato e di nessuna è stato effettuato con rigore il confronto tra quanto viene assunto e quanto effettivamente viene eliminato dall’organismo. Se non altro per analogia con il particolato solido, inorganico e insolubile nell’acqua e nei grassi che viene ingerito inconsciamente con alimenti inquinati, è ragionevole pensare che almeno una frazione di quegli eccipienti venga catturata dai tessuti dell’organismo, cosa che potrebbe non essere irrilevante in chi assume cronicamente i farmaci che li contengono.

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Detrito a base di Uranio-Titanio rinvenuto in ombretto.

 

Può accadere che siano le lavorazioni ad introdurre particolato. Questo fu il caso, tra gli altri di cui Nanodiagnostics si è occupato, di un prodotto industriale erboristico sotto forma di gocce nasali. Nel liquido erano presenti particelle d’acciaio probabilmente derivate da processi di macinazione, e le stesse particelle furono rilevate nei polmoni e nel sottocute di un soggetto che aveva assunto cronicamente per anni il preparato.

In alcune circostanze è di fatto impossibile stabilire la provenienza degl’inquinanti particolati rinvenuti in un farmaco senza avere almeno la possibilità d’ispezionare le officine di produzione e i processi usati. I 27 campioni di vaccini analizzati da Nanodiagnostics, ad esempio, hanno tutti rivelato la presenza di particelle solide, inorganiche e incompatibili con l’organismo. Tra queste frammenti d’acciaio e di piombo.

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Nanoparticelle a base di Titanio trovate in vaccino contro la varicella.

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Nanoparticelle a base di Alluminio e Tungsteno trovata in vaccino contro meningococco.

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Nanoparticelle a base di Alluminio-Rame-Ferro, Bismuto e Piombo rinvenute in vaccino contro Papilloma Virus.

 

Le indagini di microscopia elettronica eseguite da Nanodiagnostics su farmaci della medicina tradizionale cinese o orientale in genere hanno rivelato con frequenza la presenza di particolato. E pure la medicina non ufficiale in Occidente ne fa uso. È questo il caso dell’argento colloidale, un metallo nanoparticolato sulla cui innocuità i dubbi sono più che legittimi. A questo proposito già nel 1999 la Food and Drug Administration degli Stati Uniti si è espressa molto chiaramente affermando che, al di là di una presunta e mai dimostrata efficacia, quei prodotti non sono sicuri (“…all over-the-counter (OTC) drug products containing colloidal silver ingredients or silver salts for internal or external use are not generally recognized as safe and effective and are misbranded [Docket No. 96N-0144]).

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Detriti a base di Ferro-Silicio-Titanio trovati in fondotinta.

 

Le malattie da micro- e nanoparticelle possono impiegare anche parecchi anni prima di rendersi manifeste. Può accadere che determinate polveri, come è il caso dell’argento noto da molti secoli per le sue proprietà antibatteriche, offrano effetti positivi immediati su alcune patologie. Mai, però, gli effetti di un’assunzione cronica prolungata nel tempo sono stati indagati e, fino a che quelle indagini non saranno svolte, non si può che estrapolare dalle conoscenze che esistono relativamente all’assunzione di quei materiali.

Non pochi cosmetici contengono nanoparticelle e gli studi effettuati a proposito della loro presunta innocuità sono spesso di livello molto modesto. Oltre ai preparati cosmetici, dentifrici, spazzolini da denti, gomme da masticare vendute come adiuvante per la pulizia dentaria e fili interdentali analizzati hanno pure mostrato il proprio contenuto, quasi sempre denunciato in etichetta, di particelle, ed è inevitabile che quelle polveri siano parzialmente ingerite dagli utilizzatori.

Può essere interessante osservare che cominciano ad essere presenti sul mercato prodotti, specie cosmetici, che dichiarano in etichetta di non contenere nanoparticelle. Questa è la reazione ad un senso d’incertezza nascente in consumatori che si avvedono di non essere sufficientemente informati sugli effetti di quei materiali aggiunti a ciò che acquistano.