L’inquinamento da micro- e nanoparticelle inorganiche negli alimenti diventa sempre più diffuso e i controlli istituzionali sono quasi inesistenti. Al momento quelle presenze indebite non sono regolamentate dalle leggi e, per questo, il consumatore non gode né d’informazione né di protezione.

Nanodiagnostics effettua analisi di microscopia elettronica sulle materie prime, sui prodotti finiti, sugl’imballi e sulle attrezzature usate per la preparazione dei cibi.

Che gli alimenti del XXI secolo possano essere inquinati da sostanze come, tra le altre, pesticidi, antibiotici e ormoni, e che siano trattati con coloranti, conservanti, stabilizzanti e quant’altro di non propriamente salutare è cosa nota. Meno noto, però, anche se d’importanza crescente, è l’inquinamento da micro- e nanoparticelle.

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Nano- e microcontaminanti a base di Alluminio-Silicio-Osmio-Ferro e Zirconio-Silicio-Ferro-Cromo-Manganese in biscotto.

 

Queste possono entrare negli alimenti a causa della loro ricaduta. Originate da fonti quali motori a combustione interna, inceneritori di rifiuti, cementifici, fonderie, centrali elettriche ad oli pesanti o a carbone, centrali a biomasse, esplosioni e, in genere, da ogni attività che implichi processi a ad alta temperatura, le particelle galleggiano in atmosfera per poi, in parte, ricadere al suolo. La ricaduta coinvolge naturalmente frutta, verdura e cereali, entrando, così, nella catena alimentare.

Particolato inorganico incompatibile con la fisiologia umana si trova anche in vegetali cresciuti su terreni inquinati.

Le numerosissime analisi con le tecniche proprie di microscopia elettronica compiute da Nanodiagnostics su alimenti hanno rivelato in parecchie circostanze la presenza di particelle solide inorganiche non tollerabili dall’organismo umano. In alcuni casi la loro provenienza è stata rintracciabile nelle materie prime inquinate dalle ricadute di cui si è detto sopra. In altri la responsabilità era da ascrivere alle lavorazioni.

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Detrito a base di Zinco trovato in gomma da masticare.

 

Non di rado, ad esempio, la farina contiene particolato metallico proveniente dall’usura delle macine, mentre diversi insaccati lo contengono perché derivato dalle lame usate per tritare la carne.

Può pure accadere che sia il materiale usato per confezionare e imballare il prodotto ad introdurre particelle.

In alcune circostanze è la preparazione casalinga del cibo ad essere responsabile di presenze di particolato. Diverse analisi compiute da Nanodiagnostics hanno dimostrato che alcuni recipienti di cottura con la superficie interna antiaderente contengono particelle nella composizione di quel sottile strato steso per  impedire che il cibo in preparazione si attacchi al fondo. Le prove hanno dimostrato che quelle particelle tendono a staccarsi, entrando così nell’alimento.

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Nanoparticelle a base di Titanio trovate in gomma da masticare.

 

Un altro utensile che oggi trova un impiego abbastanza largo in cucina è la caraffa filtrante per l’acqua. In alcuni modelli il filtro contiene particelle d’argento che, come le analisi di Nanodiagnostics hanno dimostrato, si ritrovano poi nell’acqua filtrata che viene bevuta.

È inevitabile che una parte delle particelle comunque ingerite venga sequestrata dall’apparato digerente, superandone le pareti ed entrando, così, definitivamente nei tessuti dell’organismo. Con questo le polveri diventano la causa scatenante di patologie infiammatorie da corpo estraneo.

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Nano- e microparticelle a base di Piombo e Ferro-Zinco trovate su foglia di salvia contaminata da inquinamento atmosferico urbano (Milano).

 

Attualmente le leggi nazionali ed internazionali che dovrebbero essere volte alla protezione della salute sono quanto mai vaghe sull’argomento del particolato e, al riguardo, il consumatore non riceve, di fatto, alcuna informazione sul contenuto di ciò che mangia, vedendosi così negata ogni possibilità di selezione. Prescindendo dalla volontà politica, è l’etica che dovrebbe spingere i produttori a controllare ciò che mettono sul mercato, ed è l’informazione corretta a dover porre i consumatori nella condizione di poter scegliere coscientemente ciò di cui si alimentano e le attrezzature con cui essi stessi preparano il cibo.

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Detrito a base di Stronzio trovato in sorbetto al limone.

 

Con le tecniche di microscopia elettronica che le sono proprie, Nanodiagnostics esegue analisi sulle materie prime, sui prodotti finiti, sugl’imballi e sulle attrezzature usate per la preparazione dell’alimento.